Retinopatia diabetica: come si cura?

Nei casi meno gravi il medico prescriverà dei medicinali atti a migliorare la resistenza delle pareti dei capillari; nei casi più gravi si adopera la fotocoagulazione laser e nei casi gravissimi si può essere costretti a praticare la vitrectomia.

 LA FOTOCOAGULAZIONE LASER
Il trattamento della retinopatia diabetica prevede l’uso della fotocoagulazione laser.
Il trattamento fotocoagulativo laser è stato una acquisizione essenziale nella cura della retinopatia diabetica. Ogni lampo dura una frazione di secondo e coagula un punto microscopico della retina malata. Le cicatrici ottenute riducono o annullano la crescita dei vasi neoformati e creano una forte aderenza con le altre membrane oculari, prevenendo la comparsa di distacchi. Il trattamento laser stabilizza la retinopatia nell’80% dei casi quando utilizzato tempestivamente, prima che compaiano emorragie vitreali. Anche nei casi più gravi il trattamento laser può evitare una grave diminuzione del visus. Il laser non determina mai un miglioramento del visus ma serve ad evitare un peggioramento e a stabilizzare le condizioni oculari.
Per il trattamento laser non sono necessari accertamenti speciali e non è utile rimanere digiuni. Si consiglia di venire accompagnati. Dopo installazione di gocce che dilatano la pupilla, si installa un collirio anestetico e si applica all’occhio una speciale lente a contatto che permette di realizzare il raggio laser con estrema precisione. Il paziente siede su uno sgabello poggiando il mento su una mentoniera di fronte al fotocoagulatore. L’intervento stesso dura 10-20 minuti. Dopo la fotocoagulazione argon-laser, normalmente l’occhio rimane arrossato per qualche giorno e sono possibili dei lievi dolori del bulbo senza significato patologico. La vista rimane annebbiata o abbagliata per 3-7 giorni ma in questo periodo la visione ritorna al livello precedente al trattamento o lievemente al di sotto. Non vi è bisogno di riposo ma si consiglia soltanto di evitare sforzi per sette giorni. Si sconsiglia anche di guidare, di viaggiare in aereo, di strofinare gli occhi.

Non è necessario il ricovero. Nei casi meno gravi è talvolta sufficiente una seduta per coagulare le lesioni ed evitare un peggioramento visivo da edema retinico.

Generalmente il laser viene usato con tre tipi di approccio:
1. il trattamento “focale”, con il quale vengono trattate aree specifiche di solito allo scopo di distruggere piccole zone di una certa pericolosità;
2. il trattamento a “griglia”, usato per trattare l’edema maculare;
3. il trattamento “panretinico” usato nel caso della retinopatia cosiddetta proliferativi e pre-proliferativa. In questo caso il trattamento è diffuso a tutte le aree periferiche allo scopo di ridurre la crescita di nuovi capillari anormali, viene effettuato in più sedute (3-6 sedute per ogni occhio), separate da un intervallo di 5-15 giorni in modo da coprire di coagulazioni laser tutta la superficie retinica ad eccezione della parte centrale (polo posteriore) che serve alla visione precisa.

LA  VITRECTOMIA

Con il termine di vitrectomia si intende letteralmente  “asportazione del vitreo”.
Questo intervento è indicato quando vi sono state emorragie gravi nel vitreo dell’occhio e il sangue non tende a riassorbirsi anche con le cure ed il riposo assoluto; è anche indicato in presenza di vasi capillari anomalie e/o aderenze fibrose che sollevano la retina. In questo caso il vitrectomia  può liberare le aderenze permettendo alla retina distaccata di tornare nella propria posizione naturale. Talvolta la gelatina vitreale viene sostituita alla fine dell’intervento con sostanze sintetiche come l’olio di silicone. Questi liquidi lasciati nell’occhio durante la convalescenza distendono la retina permettendole di mantenere la sua posizione; verranno aspirati dal bulbo oculare in un secondo tempo, quando la situazione si sarà stabilizzata.

La vitrectomia è un intervento di microchirurgia eseguito solitamente in anestesia generale Sotto controllo microscopico si fa penetrare nell’occhio, attraverso piccole incisioni nella parete dello stesso,  sonde sottilissime che tagliano, frantumano i coaguli e le briglie patologiche, permettendo anche di riposizionare la retina staccata. . Durante la vitrectomia è possibile cauterizzare piccoli vasi sanguinanti ed effettuare anche la “fotocoagulazione panretinica”, utilizzando particolari sonde laser.

Retinopatia diabetica: prevenzione

TRATTAMENTI INTRAVITREALI CON ANTIANGIOGENETICI

Le forme pre e proliferanti possono essere trattate con questi farmaci all’interno del vitreo. Lo scopo è ridurre la proliferazione vasale e ridurre le emorragie. Esistono le indicazioni anche in presenza di solo edema maculare diabetico.

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